Decreto Sostegni, la protesta del Comitato Bus Turistici ItalianiIl nuovo documento dimentica nuovamente il settore dei bus turistici



“Sono cambiati i suonatori, ma la musica è rimasta sempre la stessa, hanno imparato uno spartito solo.” Con queste parolepronunciate con un briciolo di amarezza, Riccardo Verona, presidente del Comitato Bus Turistici Italiani, commenta a Pullman il decreto Sostegni.

A scontentare le imprese di autoservizi c’è il fatto che il decreto del governo Draghi abbia deciso di tenere in conto solo le perdite di fatturato, senza prendere in considerazione i costi fissi. “Nel nostro settore, sono necessari investimenti importanti”, specifica Verona. “Un bus nuovo costa anche 600mila euro, come nel caso di un due piani. Queste modalità di calcolo dei ristori vanno bene per le agenzie di viaggio o per le piattaforme digitali di mobilità che, con dei computer, fanno anche due milioni di euro di fatturato, basandosi sui costi fissi e sugli investimenti di altri.” Verona fa l’esempio della sua azienda, che ha avuto 800mila euro di perdita di fatturato. Per calcolare l’importo di contributi spettante, bisogna dividere tale somma per dodici, arrivando a circa 66mila euro. Di questo importo si prenderà poi il 30 per cento, ossia 22mila euro circa. A peggiorare la situazione c’è, inoltre, il fatto che la perdita di fatturato della sua azienda sarebbe stata in realtà più alta, ma risulta tale siccome Verona, nel corso dell’anno, ha venduto un pullman, in virtù di un contratto del 2019.

Verona affronta poi il problema della svalutazione dei mezzi che, a fronte di un valore medio del 12 per cento annuo, nel 2020 ha toccato il valore record del 30 per cento. L’imprenditore fa un esempio pratico per spiegarsi: “Un Setra S 516 Hdh, che per-Covid valeva 180mila euro, ora si riesce a vendere, nella migliore delle ipotesi, a 140mila. Un pullman purtroppo non è come il mattone che si può rivalutare. Un bus è come un’automobile: si svaluta costantemente.” Infine ricorda la questione delle imprese di autoservizi chiamate a fornire servizi di supporto al trasporto pubblico locale, in particolare per l’utenza degli studenti. Ora, con la chiusura delle scuole per l’aggravarsi della situazione Covid, queste imprese sono nuovamente ferme, nonostante abbiano riattivato le assicurazioni per i mezzi, comprato il gasolio in anticipo e in alcuni casi anche assunto nuovi autisti.

Da un anno siamo fermi. Da un anno chiediamo ristori concreti per un comparto che la pandemia ha bloccato completamente. Da un anno, decreto dopo decreto, ci siamo visti sempre esclusi dal settore turismo”, conclude Verona: “Siamo da sempre le ‘ruote’ del turismo nazionale, ne siamo stati parte nevralgica, e vorremmo continuare a esserlo. Senza aiuti concreti, però, e con i limitati contributi di ristoro che abbiamo ricevuto finora, siamo destinati a sparire”.

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